Libero contratto in libere aziende
Confutazione delle polemiche sui presunti licenziamenti facili
Mario Draghi, nel suo ultimo intervento di ieri alla Giornata mondiale del risparmio, ha sostenuto che occorre ridurre le attuali segmentazioni del mercato del lavoro fra giovani e anziani e che l’introduzione di un moderno sistema di sussidi di disoccupazione renderebbe più fluido ed efficiente, oltreché più equo, il mercato del lavoro.

Mario Draghi, nel suo ultimo intervento di ieri alla Giornata mondiale del risparmio, ha sostenuto che occorre ridurre le attuali segmentazioni del mercato del lavoro fra giovani e anziani e che l’introduzione di un moderno sistema di sussidi di disoccupazione renderebbe più fluido ed efficiente, oltreché più equo, il mercato del lavoro. Il governatore della Banca d’Italia ha aggiunto che tali protezioni potrebbero generare una propensione al risparmio più orientata al lungo termine. Probabilmente Draghi pensa ad assicurazioni per la disoccupazione involontaria mediante l’investimento delle indennità di fine rapporto. E’ un’impostazione condivisibile se inserita nella prevalenza dei contratti di lavoro aziendali su quelli nazionali e della pluralità delle forme di contratto nel quadro di quella politica sviluppista che da tempo il prossimo presidente della Bce sollecita.
A maggior ragione è dunque valida la strategia tratteggiata a questo proposito dal governo nella sua missiva inviata ieri alle autorità comunitarie. Lo stesso esecutivo infatti, già con l’articolo 8 della manovra di agosto, pur in parte depotenziato dall’intesa consociativa tra Confindustria e sindacati, ha legiferato per rafforzare le intese a livello aziendale. Ora si impegna a favorire ulteriormente la partecipazione di giovani e donne al mercato del lavoro, promuovendo per esempio contratti di apprendistato e finanziando crediti d’imposta in favore di quelle imprese che assumeranno nelle aree più svantaggiate. Ma la vera svolta riformatrice, invocata a più riprese dalla stessa Banca d’Italia, consiste nell’aumentare la cosiddetta “flessibilità in uscita” dei lavoratori.
Un modo, per dirla con Draghi, per riequilibrare i costi della flessibilità tra vecchie generazioni (oggi per lo più ipergarantite, nel pubblico come nel privato) e giovani generazioni (che si confrontano spesso con il volto più arcigno della flessibilità). Nella lettera inviata alle autorità europee c’è anche un opportuno riferimento alla riforma della legislazione del lavoro, affinché questa contempli una nuova regolamentazione dei licenziamenti per motivi economici, superando di fatto l’obbligo del reintegro. Certo, ora c’è da attendersi un fuoco incrociato di critiche strumentali sui “licenziamenti facili”. Ma soltanto flessibilità e crescita possono sventare un’inutile guerra fra generazioni.
A maggior ragione è dunque valida la strategia tratteggiata a questo proposito dal governo nella sua missiva inviata ieri alle autorità comunitarie. Lo stesso esecutivo infatti, già con l’articolo 8 della manovra di agosto, pur in parte depotenziato dall’intesa consociativa tra Confindustria e sindacati, ha legiferato per rafforzare le intese a livello aziendale. Ora si impegna a favorire ulteriormente la partecipazione di giovani e donne al mercato del lavoro, promuovendo per esempio contratti di apprendistato e finanziando crediti d’imposta in favore di quelle imprese che assumeranno nelle aree più svantaggiate. Ma la vera svolta riformatrice, invocata a più riprese dalla stessa Banca d’Italia, consiste nell’aumentare la cosiddetta “flessibilità in uscita” dei lavoratori.
Un modo, per dirla con Draghi, per riequilibrare i costi della flessibilità tra vecchie generazioni (oggi per lo più ipergarantite, nel pubblico come nel privato) e giovani generazioni (che si confrontano spesso con il volto più arcigno della flessibilità). Nella lettera inviata alle autorità europee c’è anche un opportuno riferimento alla riforma della legislazione del lavoro, affinché questa contempli una nuova regolamentazione dei licenziamenti per motivi economici, superando di fatto l’obbligo del reintegro. Certo, ora c’è da attendersi un fuoco incrociato di critiche strumentali sui “licenziamenti facili”. Ma soltanto flessibilità e crescita possono sventare un’inutile guerra fra generazioni.